Giù le mani - La scuola è dei bambini
Scritto da Administrator, 20-09-2008 13:03
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Scuola, la giornata del Pd per il no alla riforma del ministro Gelmini

No al docente unico”, “no al ritorno al passato”

SAN GIORGIO JONICO -

Nell’affollato auditorium della scuola media “G.Pascoli”, si è tenuto un dibattito pubblico sul Decreto Legge 137 del 1 settembre 2008 afferente la riforma scolastica. Tanti gli slogan esposti del tipo:”No al docente unico, si alla scuola che forma i cittadini,no alla scuola dei burattini,no alla scuola fuori del tempo”; “no al ritorno al passato”.
Il Circolo Cittadino del Partito Democratico di San Giorgio Jonico, raccogliendo le istanze provenienti da tanti docenti, in particolar modo della scuola primaria, ha sostenuto e promosso questa iniziativa pubblicizzata attraverso un manifesto molto significativo intitolato “Giù le mani…la scuola è dei bambini!”. L’incontro è stato coordinato dal segretario cittadino Giorgio Meo.
Sono intervenuti l’ins. Chiara Mastroserio, il dirigente scolastico in pensione Antonio Racioppi, il vicepresidente della Provincia dott. Stefano Fabbiano, l’assessore provinciale dott.Cosimo Pozzessere, il parlamentare Ludovico Vico, la segretaria provinciale Annarita Lemma. Mastroserio, nella sua ampia relazione, ha presentato il succitato decreto, “contro il quale, ha affermato, tutto il mondo della scuola, della ricerca, delle associazioni culturali, dei sindacati hanno espresso parere sfavorevole, evidenziandone la reale natura puramente “ economica”. Infatti tale decreto, ha sottolineato l’ins. Mastroserio, nasce a seguito della richiesta fatta dal ministro Giulio Tremonti al ministro Gelmini di operare un risparmio di 8 milioni di euro alla quale il ministro trova come risposta esauriente quella di operare un taglio di 8700 cattedre e 44500 posti ATA ( con conseguente chiusura di plessi scolastici e aumento di bambini per classe).
In particolar modo viene analizzato criticamente l’art. 4 che decreta il ritorno al “maestro unico”. Tante sono le perplessità dal punto di vista pedagogico dato che il maestro unico rispondeva a precise esigenze di un particolare periodo storico dove l’obiettivo principe era quello di sanare l’alto tasso di analfabetismo della popolazione italiana. Inoltre, le materie di studio aumentano, perché si aggiunge l’ora di Educazione Civica ( da sempre affrontata nelle scuole attraverso i molteplici progetti di ed. ambientale, alla legalità, alla partecipazione attiva ecc.) a fronte di una diminuzione di orario didattico da 30/32 a 24 ore settimanali. Molte sono le contraddizioni ma soprattutto, conclude Mastroserio, viene a ledersi il diritto dei bambini a ricevere una formazione attenta alle loro reali esigenze , viene a comprimersi il tempo educativo dell’ascolto, della riflessione critica, del confronto nel rispetto dei diversi ritmi di apprendimento”.
In avvio di lavori è intervenuto il capo gruppo del Pd Baldassare Mangione il quale ha auspicato che i parlamentari non tramutano in legge il decreto Gelmini sul maestro unico e perché non si proceda ai tagli indiscriminati nelle scuole pari a 100mila unità lavorative (precari,insegnanti,personale Ata). A parere di Racioppi è una riforma “sbagliata che va nella direzione della restrizione della libertà dei diritti, non tenendo conto dello sviluppo pedagogico. E’ importante , ha aggiunto, fare un discorso di rete ,una formazione continua per cercare di migliorare il decreto. Anche i Consigli di circolo dovrebbero muoversi in tal senso. Il maestro unico è solo un pretesto”.
Racioppi ha anche criticato il ritorno all’uso del grembiule.
Lemma ha fatto gli elogi al Pd sangiorgese per questa interessante iniziativa.. Pozzessere ha sostenuto che in questo modo si tolgono finanziamenti a favore della Tav, si cancellano i diritti acquisiti ed infine ha espresso perplessità sulla conduzione di questa riforma. Fabbiano dopo essersi detto sbalordito ha invitato a fare delle riflessioni su cosa si potrà fare a livello di governo per cambiare il provvedimento. Al termine della riunione Vico ha invitato a mobilitarsi per la manifestazione sulla scuola che il Pd organizzerà a Roma il 25 ottobre. Prima, durante e dopo il dibattito si sono raccolte le firme di tutti i presenti, firme che continueranno ad essere raccolte non solo tra gli addetti ai lavori ma tra tutti i cittadini.
Finora sono circa 2mila i sottoscrittori.

Tommaso Fabrizio

 

Momenti della Manifestazione

platea di partecipanti
Giorgio Meo - segretario di circolo
Anna Rira Lemma Consigliere PD Taranto
prof. Racioppi
dott. Mino Pozzessere Assessore Provinciale PD
dott. Stefano Fabbiano vice presidente Provincia
On Ludivico Vico parlamentare tarantino PD
raccolta firme contro decreto Gelmini

 

NOTA SUL MAESTRO UNICO NELLA SCUOLA ELEMENTARE
Il Decreto Legge 137Il Decreto legge 1 settembre 2008 n. 137 (approvato dal Governo nella seduta del 28 agosto scorso) relativo a “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università” prevede, tra l’altro, il “maestro unico” nella scuola elementare (o primaria) con la riduzione dell’orario scolastico a 24 ore settimanali (orario tipo giornaliero: quattro ore con uscita dei bambini dalla scuola alle ore 12.30) Uno sguardo d’insieme La scuola elementare italiana rappresenta una delle strutture sociali più diffuse e presenti sul territorio nazionale (16.000 sedi scolastiche, 138.000 classi, 245.000 insegnanti, 2.570.000 bambini dai 6 ai 10 anni). Le scelte del Governo, contenute in particolare nei decreti legge n.112 sulla manovra economica estiva e n. 137, (riduzione di risorse, servizi, tempo scuola e personale) non considerano questa complessa realtà che si lega alla storia, al paesaggio e alla geografia del nostro Paese, impoverendo –di fatto- la vita di molte comunità locali e riducendo le opportunità educative per tutti i nostri ragazzi.La scuola elementare è fondamentale per acquisire i primi alfabeti, per esprimersi e comunicare, per apprendere le prime forme di conoscenza sul mondo, ed inoltre rappresenta uno straordinario luogo di accoglienza e di integrazione culturale e sociale. Anche le indagini nazionali (INVALSI, il nostro Sistema di valutazione) e internazionali (IEA-PIRLS sulle competenze di lettura, 2005) testimoniano della sua qualità ed eccellenza.La sua attuale organizzazione risale alla Legge di riforma del 1990 (Legge n. 148 del 5/6/1990), approvata dal Parlamento, a larga maggioranza, dopo un intenso dibattito culturale durato all’incirca 10 anni, contrassegnato dall’elaborazione nel 1985 di nuovi programmi didattici, considerati tra i migliori nella storia della nostra scuola di base. La scuola elementare prevede due modelli organizzativi e di tempo-scuola:1) classi a modulo;2) classi a tempo pieno.All’atto dell’iscrizione, i genitori possono liberamente scegliere fra i due modelli: la scuola, tenendo conto della richiesta dei genitori, delle risorse strutturali e di personale docente assegnate, del progetto educativo elaborato, costruisce la sua offerta formativa. Le Classi a modulo L’organizzazione modulare prevede in linea di massima l’abbinamento di due classi in un ‘modulo’ a cui sono assegnati tre docenti (dunque, rapporto 1,5 docenti per ogni classe). Il tempo “didattico” di funzionamento va da un minimo obbligatorio di 27 ore settimanali fino ad un massimo di 30 ore di attività didattica, e si basa fondamentalmente sulle scelte dei genitori. In linea di massima, dunque, l’orario settimanale si articola in alcuni rientri pomeridiani (da uno a tre), anche in relazione all’adozione, o meno, della settimana corta.Occorre sottolineare però che in oltre la metà delle classi a modulo non sono effettuati rientri pomeridiani; ciò avviene soprattutto al Sud, spesso per mancanza di condizioni strutturali (spazi, mense, servizi). Nel caso di rientro, la scuola insieme all’Ente locale, garantisce un servizio di refezione scolastica con la presenza educativa degli insegnanti di classe che, nel loro orario di servizio, assistono gli alunni. Il pasto a scuola rappresenta un importante momento educativo.I tre insegnanti del modulo (cioè di classi “abbinate” che comunque funzionano autonomamente) svolgono un orario di insegnamento di 22 ore settimanali (22 h x 3 = 66 h) assicurando la copertura di tutto l’orario di funzionamento del modulo, con qualche ora (mediamente 4 per classe) di compresenza alla settimana.L’alternarsi di tre insegnanti (spesso si opta per due soli docenti in prima o seconda elementare, di cui uno con più tempo, il cosiddetto maestro “prevalente”) consente di arricchire la proposta didattica della scuola, curando con più attenzione la preparazione linguistica dei ragazzi (un insegnante, per esempio, si dedica prevalentemente a questo ambito), senza trascurare la dimensione matematica e scientifica (un secondo insegnante, infatti, si dedica generalmente a questo settore, anche se la sua formazione andrebbe decisamente migliorata). L’eventuale terza figura, soprattutto negli ultimi anni, cura in particolare l’ambito storico e geografico. In base alle competenze possedute, i docenti si impegnano anche nelle cosiddette discipline espressive: musica, arte, educazione motoria.Il modello organizzativo è molto flessibile e si adatta alle diverse situazioni locali. I genitori, interpellati in una ricerca del Ministero dell’Istruzione, in occasione degli Stati Generali sulla scuola, hanno espresso un ampio consenso all’idea del team docente (modulo) nella scuola elementare (oltre i due terzi delle risposte), preferendolo al maestro unico.Le Classi a tempo pienoLa scuola elementare a tempo pieno nasce in Italia nel 1971 con la Legge 820, che trasforma preesistenti attività di doposcuola e integrative pomeridiane in un modello educativo unitario e coerente, che si basa su un orario settimanale di 40 ore (in genere 5 giornate di 8 ore, comprensive del servizio di mensa e di interscuola). Ad ogni classe sono assegnati due docenti (a differenza del modulo, dove tre docenti operano su due classi), con pari titolarità e responsabilità, che si alternano nei turni antimeridiani e pomeridiani curando ciascuno un’area disciplinare fondamentale (1. area linguistico e storica; 2. area matematica e scientifica). Le ore di didattica oscillano tra le 30 e le 32. L’orario di servizio dei docenti, in entrambi i casi, è di 22 ore (cui si aggiungono 2 ore di progettazione v. oltre). Nel tempo pieno risultano circa 4 ore settimanali di compresenza (40 ore di funzionamento, 44 ore di monte ore dei docenti). Ridurre la compresenza, coprire l’orario fino a 40 con spezzoni e frammenti di ore, senza salvaguardare l’attuale organico di due docenti, significa vanificare la scuola a tempo pieno, al di là di tutte le dichiarazioni verbali. Una giornata a tempo pieno consente di garantire un’equilibrata distribuzione delle attività per i bambini (di apprendimento, gioco, relazioni sociali) e quindi permette di caratterizzare la vita delle classi in termini più operativi (con laboratori, uscite, atelier, ecc.) in una didattica più attiva che, comunque, deve rispettare il curricolo nazionale obbligatorio delle discipline, come nel modulo. La scuola a tempo pieno si è diffusa gradualmente fino a raggiungere oggi la quota del 25% di tutte le classi, ma con forti differenze territoriali: è superiore al 50% in alcune regioni e grandi città del centro-nord, inferiore al 5% in molte aree del Sud. I genitori gradiscono il modello a tempo pieno; infatti, la richiesta è superiore alla possibilità di accoglienza, soprattutto nelle aree di intensa urbanizzazione.Elementi di riflessioneSia nel modulo, sia nel tempo pieno, il buon funzionamento di un team di alcuni docenti (da 2 a 3 figure), l’integrazione dei loro insegnamenti, la condivisione dello stile educativo sono assicurati da incontri settimanali obbligatori, di progettazione e verifica delle attività, per almeno due ore. L’ipotesi di eliminare queste ore mette a rischio lo stile di lavoro indispensabile per prendersi cura in maniera unitaria dei ragazzi di una classe, principio che è considerato il punto di forza della nostra scuola elementare. Nella scuola elementare viene assicurato anche l’insegnamento obbligatorio della lingua inglese, partendo da un’ora settimanale in 1a classe per giungere a tre ore settimanali in 5a. L’insegnamento è curato da uno dei docenti interni del team di classe, appositamente formato, o da un maestro esterno specialista ad hoc, che fa parte dell’organico della scuola. La scuola elementare vede da oltre trent’anni un’ampia presenza di bambini con disabilità nelle classi comuni (2,5 ogni cento bambini), per i quali viene assegnato personale docente di sostegno nella misura media di un docente ogni due allievi certificati. L’integrazione rappresenta un punto d’onore del nostro sistema educativo, che non può essere messo a rischio. Da alcuni anni inoltre accoglie un numero crescente di bambini non italiani (7,7 ogni 100 bambini), garantendo spesso programmi di alfabetizzazione linguistica curati prevalentemente da Enti locali e Associazioni. Le ore di compresenza, un numero equo di bambini per classe, tempi distesi per una pluralità di attività sono condizione indispensabile per l’integrazione multiculturale, in cui si gioca un’idea democratica e aperta di società, che rispetti le identità e proponga nuove regole di convivenza. Tutto questo si costruisce a partire dalle nostre aule scolastiche. E’ inoltre assicurato l’insegnamento concordatario di due ore settimanali di religione cattolica per i richiedenti, inserito all’interno dell’orario scolastico obbligatorio. L’insegnamento è assicurato da docenti della classe disponibili e idonei, o da docenti esterni nominati dall’autorità ecclesiastica.I due modelli (modulo e tempo pieno) della scuola elementare italiana nel corso degli ultimi vent’anni si sono via via articolati e arricchiti per far fronte alle mutate esigenze sociali e per offrire una proposta didattica adeguata ai bambini di oggi, più curiosi, colorati, in movimento, visivi, da coinvolgere attraverso un ambiente di apprendimento più stimolante, ma prottettivo. E’ impensabile immaginare di ripristinare una scuola “in bianco e nero”, con poco tempo a disposizione, con figure docenti impoverite e generiche nelle loro competenze, chiamate a inseguire troppe forme del sapere.Oggi viene richiesto un potenziamento delle competenze linguistiche di base (in un’ ottica plurilingue), un potenziamento dell’area matematica e scientifica, senza trascurare i linguaggi della creatività e della nostra identità (si pensi alla musica e all’arte). Il modello proposto nei decreti-legge estivi non affronta queste sfide, rinuncia alla modernità, ripiega su una visione superata dell’istruzione, sfiora il rischio di modelli educativi autoritari più che autorevoli. I genitori della scuola elementare italiana hanno espresso un gradimento positivo o molto positivo (85% circa delle risposte) sul funzionamento della scuola elementare (Ricerca Ernst & Young, 2004). E’ impensabile che si immagini possibile modificare, con improvvisazione e per sole ragioni finanziarie, un’ organizzazione che sembra rispondere con attenzione ed equilibrio alle diverse esigenze della società contemporanea: pluralità di stimoli culturali, incontro di culture diverse, domanda sociale dei genitori, diritti dei bambini ad una proposta ricca ma unitaria, valorizzazione delle professionalità dei docenti.
18 settembre 2008

 

Intervento di Anna Rita LEMMA
Un Ordine del Giorno in difesa della scuola italiana pubblica e per un serio progetto di riforma in nome di una scuola di qualità, votato dai Consigli Comunali della nostra provincia e dallo stesso Consiglio Provinciale, da inviare al Ministro Gelmini alla vigilia della presentazione del DL n° 137 in Parlamento: lancio questo appello agli Enti Locali affinché, aldilà delle maggioranze da cui sono governate, diano un chiaro segnale in difesa della scuola pubblica di cui, anche se per ruolo e competenze diverse e specifiche , sono ugualmente responsabili.Chi opera nella scuola di ogni ordine e grado sa bene quali e quante difficoltà si incontrino quotidianamente; conosce i limiti di tanti provvedimenti ed è pronto a proporre soluzioni . Ma tutto questo nulla ha a che fare con quanto sta pericolosamente verificandosi nel nostro paese: fra pochi giorni e probabilmente a colpi di fiducia, il Governo farà approvare in Parlamento un DL che taglia 8 miliardi di euro per la scuola pubblica, riduce di 150.000 unità docenti e personale ATA, riduce massicciamente il numero di ore di scuola per i nostri figli, smantellando l’impianto pedagogico-didattico su cui si fonda.Tra gli effetti più immediati registreremo dall’anno prossimo classi con un numero minimo di 30 alunni ( tanto vale dalla materna alle superiori ) e la chiusura di circa 11.000 scuole poiché saranno tenute aperte solo quelle che conteranno minimo 500 alunni: in Puglia è già stato calcolato che le scuole da chiudere saranno 164. Va da sé che chi pagherà maggiormente per queste scelte governative saranno i bambini ed i ragazzi più in difficoltà: la nostra rischia di diventare la scuola dell’esclusione e della marginalizzazione; a lungo andare la scuola di serie B, quella dei poveri, insomma, quando chi potrà fuggirà nelle scuole private nel frattempo alimentate e sostenute da nuovi finanziamenti . Mi sembra quantomai evidente che tutto questo non faccia proprio il paio con standard di qualità, espressione che non trova cittadinanza né nel Decreto Legislativo, né all’interno del Piano presentato qualche giorno fa alle OOSS.E se la scuola primaria è la più ferita, nella sua storia e nella sua dignità e valore, non dovrebbero stare molto tranquilli neppure gli altri ordini di scuola: “Meno scuola è la parola d’ordine! Meno cattedre, meno insegnamento, meno apprendimento”. Con un’operazione meramente contabile il Ministro Tremonti ha imposto tagli ai Dicasteri così da recuperare quanto perso con l’esenzione ICI e la Pubblica Istruzione paga un costo altissimo. Credo allora , che ci siano tutte le ragioni perché gli EELL facciano avvertire il proprio dissenso in tutti i modi siano ritenuti utili ed efficaci.Ai Sindaci, agli Assessori alla Pubblica Istruzione ai Consiglieri Comunali credo sia richiesto un grande segnale di attenzione; si tratta del nostro futuro ma soprattutto di quelli che saranno dopo di noi.
Taranto 28/09/08
Consigliere Comunale Comune di Taranto
Prof.ssa Lemma Anna Rita

 

seguono oltre 2000 firme raccolte nella Provincia di Taranto

 

(tommaso fabrizio (corriere del giorno del 3/10/2008)

IL PD SANGIORGESE A TARANTO CONTRO LA GELMINI

Sabato 11 ottobre, dopo le iniziative dei giorni scorsi delle insegnanti dirigenti del circolo PD di San Giorgio Jonico, dopo le quali si è avviata una petizione di firme in diversi comuni jonici, il banchetto ha fatto tappa nel capoluogo jonico, su via Di Palma davanti ai magazzini Coin, per sensibilizzare l’opinione pubblica sullo scellerato decreto 137, meglio conosciuto come decreto Gelmini, approvato nei giorni scorsi dal governo con il maxiemendamento.
Erano presenti alla raccolta delle firme le insegnanti promotrici di questa impari e passionale battaglia Chiara Mastroserio, Anna Paola Liuzzi, Tiziana Casabona, Roberta Azzaro e la consigliera comunale di Taranto Anna Rita Lemma, anche lei operatrice del mondo della scuola.
Erano in campo a sostenere le insegnanti il consigliere provinciale Mimmo Cotugno, il segretario del circolo di S. Giorgio J. Giorgio Meo, il consigliere comunale di S. Giorgio J. Baldassare Mangione, Marta Sibilla del coordinamento regionale del Pd, Francesca Battista e Ernesto D’Eri del coordinamento provinciale ed numerosi altri volontari dei circoli tarantini.
Durante la serata sono state raccolte oltre 1200 firme che si aggiungono alle oltre 1500 già raccolte nei giorni scorsi.
Le firme raccolte saranno consegnate durante l’iniziativa che si terrà presso il salone degli stemmi della provincia di Taranto giovedì 16 ottobre alle ore 17,30 e che vedrà la partecipazione del segretario provinciale del PD Donato Pentassuglia, del vicepresidente della Provincia di Taranto Stefano Fabbiano, del parlamentare jonico on. Ludovico Vico e della presidente del gruppo PD in commissione cultura alla Camera, on. Emanuela Ghizzoni.
Gli organizzatori della raccolta di firme si ritengono soddisfatti per l’obiettivo raggiunto sabato sera per la partecipazione massiccia dei giovani studenti e soprattutto della spontanea partecipazione di numerosissimi cittadini che spontaneamente si fermavano a porre la propria firma sui moduli messi a loro disposizione.
Taranto 12 ottobre 2008

 

Giù le mani - La scuola è dei bambini
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Ultimo aggiornamento Venerdì 14 Novembre 2008 07:19
 

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